Antonella Salvatore. Ha ricevuto la menzione speciale “Sandro Pertini” nella sezione letteraria della II Edizione del Premio Nazionale Letterario e Giornalistico Pier Paolo Pasolini. Un suo pensiero su questo premio e ti aspettavi questa posizione?
Non mi aspettavo assolutamente la menzione speciale intitolata a Sandro Pertini alla seconda edizione del Premio nazionale letterario e giornalistico Pier Paolo Pasolini.
E’ stata una sorpresa bellissima. Ho partecipato con entusiasmo sin dalla prima edizione perchè lo considero un concorso molto serio per il gran lavoro svolto dai giurati e importante per il Molise prima di tutto, la città di Venafro, e in ambito nazionale.
Ricordare una figura così importante, la sua attività letteraria, le sue opere, i suoi scritti, il suo coraggio, è oggi, più che mai un dovere. C’è bisogno di Pasolini oggi ancora più di prima.
Considero un onore aver ottenuto il riconoscimento.
Hai ricevuto la menzione speciale col tuo libro “L’Africa nel cuore” per Albatros. Nel dibattito pubblico quando si parla di Africa si tende a parlare solo di immigrazione negando anche gli interessi dell’Occidente in quella terra. Ma quale situazione realmente si vive tutti i giorni in Africa?
La situazione in Africa, soprattutto in Repubblica Centrafricana che si trova al centro, è molto difficile e complessa. Il Paese vive una situazione paradossale: ricchezze immense nel sottosuolo per la presenza di materie prima importanti per i Paesi dell’Occidente e, nel contempo, l’estrema povertà della popolazione che non ha nulla. Nel paese imperversano bande di ribelli che seminano morte e distruzione per appropriarsi delle ricchezze tra cui oro e diamanti e il Governo non attua politiche a sostegno dei giovani e progetti di sviluppo concreti. Esiste un traffico legato alle pietre preziose e una corruzione dilagante. In questa situazione, può accadere di tutto.
Parli dell’esperienza Suor Elvira Tutolo. Chi è e cosa sta continuando a fare in quella terra?
In uno scenario politico molto complesso per la presenza della Russia con armi pesanti , la compagnia Wagner è presente da anni, ma anche della Cina che sta devastando il territorio distruggendolo e inquinandolo durante la ricerca dei metalli preziosi, c’è una missionaria molisana di oltre 70 anni che mette in gioco la sua vita ogni giorno per salvare i bambini dalle bande armate, dalla strada e dal carcere dove i minori sono reclusi con gli adulti. Suor Elvira Tutolo fa parte della Congregazione di Santa Giovanna Antida Touret e da oltre 30 anni opera in Africa. I primi 10 anni in Ciad e poi in Repubblica Centrafricana dove ha realizzato un centro di formazione vicino la città di Berberati per i ragazzini: qui ha attivato corsi di alfabetizzazione e preparazione al lavoro. Si insegna la lavorazione del legno, calzoleria, meccanica e molto altro. Ci sono corsi anche per la patente di guida. Alla fine del percorso, dona alcuni ettari di terra per permettere ai giovani di costruirsi il loro futuro nel proprio paese: in Africa. I suoi ragazzi non partono sui barconi rischiando la vita per raggiungere l’Italia ma restano nella propria terra.
Parli dei giovani, dell’infanzia negata, della guerra, dell’abbandono. Cosa noi dovremmo iniziare a fare per dare la possibilità innanzitutto di un futuro e che sia migliore di quello attuale?
Intanto, attuare progetti seri e concreti in Africa a sostegno della popolazione legati alla formazione, alla scuola, alla preparazione al lavoro per permettere di creare nuove opportunità nel Paese. Suor Elvira ha costituito il Centro Nemesia dove ragazze tolte dalle bande armate hanno frequentato un corso di formazione in taglio e cucito per due anni, al termine del quale hanno ottenuto un diploma, della stoffa insieme alla possibilità di realizzarsi economicamente. Sono queste le iniziative che contano, che aiutano a crescere non solo la popolazione ma anche il territorio. Le macchine da cucire sono arrivate dall’Italia attraverso associazioni. E allora l’aiuto deve essere mirato con progetti strutturati in grado di creare opportunità di sviluppo sano. L’assistenzialismo non funziona.





