Mistificare e stravolgere la realtà costituisce la cifra interpretativa del tempo presente. Ne approfitta soprattutto chi gestisce il potere ai diversi livelli, e il popolo ignorante e credulone abbocca come un pesce all’amo.
Esaminiamo la vicenda di Gianni Alemanno. È stato condannato, con sentenza definitiva della Cassazione, ad una pena per la quale il Tribunale di Sorveglianza gli ha poi concesso la misura alternativa dell’affidamento in prova ai servizi sociali. Pertanto non è andato in carcere, ma è stato sottoposto a limitazioni e obblighi.
Per esempio non frequentare pregiudicati, non uscire da casa prima di una certa ora e non rientrare dopo una certa ora, non recarsi fuori dal Comune o dalla Provincia di residenza senza autorizzazione del magistrato.
Se il soggetto ammesso ai servizi sociali contravviene con frequenza alle prescrizioni previste dalla legge perde il beneficio e va in carcere per scontare la pena residua. È proprio ciò che è accaduto ad Alemanno.
Non sappiamo quali inosservanze abbia commesso, ma certamente le ha commesse ed è stato rinchiuso a Rebibbia.
La colpa, pertanto, è solo sua. Che adesso, uscendo dal carcere dopo avere scontato la pena, dichiari di essere innocente, una vittima della giustizia, è veramente penoso. Alemanno è un pregiudicato per reati che ha commesso quando aveva incarichi in politica. Abbia il pudore di tacere e l’umiltà di ammettere i propri errori.
Per festeggiare la scarcerazione andrà a cena con Vannacci: buon appetito ad entrambi!
Io avrei scelto una compagnia diversa. Ma, dice il proverbio, Dio fa gli uomini e tra loro si accompagnano.





