Giovanni, Benedetto, Lorenzo e Riccardo. Sono questi i nomi di quei quattro ragazzini tra i 13 e i 15 anni che nel luglio del 1976 Nitto Santapaola, feroce boss di cosa nostra poi alleato di Totò Riina, fece rapire, strangolare e gettare in un pozzo. Il loro torto? Aver scippato la madre del boss e questo, lui, non poteva permetterlo. Erano anni difficili, anni bui, anni che lasceranno migliaia di morti per strada nella guerra di mafia che porterà all’ala corleonese di prendere il predominio, con la forza e i tradimenti, sull’intera cosa mostra. E Nitto Santapaola si preparava ad essere l’alleato nella Sicilia Occidentale con base a Catania.
Il quartiere San Cristoforo è sempre stato un quartiere dove lo Stato non ha mai avuto la volontà di mettere piede, di creare futuro. Allora come oggi sono sempre stati i propri residenti a dover andare avanti con la “buona” o la “cattiva” strada. Ed è questa la storia di quei quattro giovani: sicuramente già inseriti all’interno di un contesto criminale ma, d’altronde, il luogo non prospettava altro. E poi quello scippo che mai avrebbero dovuto fare. Si sono azzardati a farlo ad una signora, senza sapere chi fosse. Poi si scopre che quella signora era la madre di Nitto Santapaola. E allora lui non poteva permettere che tale sgarro passasse senza punizione. E così arriva la sentenza di morte verso quei giovanissimi. Li fece rapire, strangolare e gettare in un pozzo.
Di questi ragazzini, una volta rapiti, non si seppe più nulla. Si scopriranno i resti e cosa successe 20 anni dopo, quando Antonino Calderone si pentì e raccontò anche questa storia.
Oggi sono passati 50 anni. Qualora non avessero deciso di scippare quella signora oggi avrebbero tra i 63 e i 65 anni e chissà che vita avrebbero fatto. Delinquenza o no? Questo non lo sapremo mai. Quello che sappiamo è che oggi, a distanza di 50 anni, sono cambiate tante cose. Ma in questi quartieri dove ancora oggi lo Stato non vuole entrare, siamo sicuri che sia cambiato qualcosa? Se non fosse per l’impegno di una o l’altra associazione, del volontariato o lavoro di tante persone comuni, di giovani che presente e futuro ci sarebbe in questi territori?
Se le cose sono cambiate perché, allora, in Sicilia (ma non solo) si continua a sparare ininterrottamente un giorno sì e l’altro pure?
Ed è in questo contesto che proprio a San Cristoforo opera “La Città Dei Ragazzi“, un hub comunitario del terzo settore dove chiunque vuole può dare un amano per il quartiere e il recupero dei giovani attuali. “Negli anni abbiamo ricevuto diverse intimidazioni” mi racconta una ragazza che lavora lì “ma nonostante questo dobbiamo continuare ad andare avanti, lo dobbiamo per il quartiere; lo dobbiamo fare per tutti noi“. E così non mollano, anzi. Vogliono operare veramente e fare memoria. Così hanno deciso di far creare, nelle mura della loro struttura, un murales dedicato proprio a quei “Quattro Picciriddi“, curato da Bob Liuzzo presidente di wecatania.it e creato dagli artisti di wecatania.it con la collaborazione della Fondazione Federico II, e “Il Muro Del Piatto“, dove chi passa rallenta, alza la testa e guarda perché ad oggi fin troppe persone ancora passano veloce, correndo, per paura.
E allora è pure la giornata giusta per la politica di lavarsi la faccia e farsi qualche fotografia per l’immagine pubblica. Infatti quei pochi presenti il tempo dell’inaugurazione, due parole e poi via da lì. Tanto per tutta la giornata sono state organizzate le attività per i giovani e c’è chi li porta avanti.
Tra i presenti c’era Gaetano Galvagno, Presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana e Presidente di turno della Fondazione Federico II:
“Sostanzialmente si continua quella che è la storia della strada da seguire. La strada da seguire è nata qualche anno fa per raccontare una storia differente per la Sicilia e dei siciliani. Purtroppo veniamo considerati come la terra di Santapaola, Riina, Provenzano. Invece noi ci vogliamo riscattare e ricordare persone differenti. Noi vogliamo essere la terra di Falcone, di Borsellino, di Borsi Giuliano e raccontare anche la storia di questi quattro ragazzi, picciriddi, sostanzialmente una storia assolutamente triste e che deve essere ricordata. E lo abbiamo fatto qui nel cuore di Catania a San Cristoforo e ringrazio la famiglia Barbarossa per aver collaborato e noi come Fondazione Federico II siamo assolutamente orgogliosi di aver aggiunto un altro tassello a quell’opera muraria che stiamo cercando di realizzare in molte parti della Sicilia.”
Presente anche Marco Barbarossa, portavoce del Patto Educativo di Comunità di San Cristoforo:
“Oggi abbiamo realizzato una cosa molto importante per il quartiere. Ci troviamo in un’area pedonale appena costituita e abbellita dal murales finanziato dalla Fondazione Federico II che ovviamente ringraziamo, in memoria della strage dei quattro picciriddi. Questo è un messaggio molto forte che diamo per tutto il quartiere come simbolo di rivalsa anche per tutti i bambini che devono affrontare le difficoltà delle proprie vite in questo territorio. La città dei ragazzi offre tutta una serie di attività educative a sostegno delle famiglie, a sostegno della scuola che molto spesso non riesce nel percorso di vita dei bambini a dargli tutto quello di cui hanno bisogno. E quindi oggi celebriamo la memoria dei quattro picciriddi, celebriamo un anno dalla firma del patto educativo per la comunità di San Cristoforo, inauguriamo il murales e il muro del piatto come iniziative civiche per il quartiere di San Cristoforo.”
Presente anche il sindaco di Catania, Enrico Trantino:
“E’ la storia di quattro esistenze negate per logiche che non devono appartenere ad una città normale. Adesso è una città che ha desiderio di riscatto e anche da queste opere, da queste iniziative parte il grido di chi desidera veramente che Catania vada verso un futuro diverso da quello che abbiamo vissuto negli scorsi anni fatto da troppe ambiguità, da troppi collateralismi. Non ricordiamo mai che per sua espressa dizione l’associazione mafiosa si basa sulla cultura della prevaricazione e non solo per conseguire fini illeciti ma anche per conseguire situazioni di potere e questo dobbiamo stare attenti affinché non accada. Il potere deve essere esercitato dando ai cittadini la sensazione che viene fatto nel loro interesse e non per realizzare obiettivi propri da parte di chi lo esercita. Per quanto riguarda dei quattro picciriddi si tratta solamente di un rinvio ad un nuovo appuntamento perché è nostra intenzione, appena inaugureremo la via Toledo questa zona che sta subendo un forte intervento di rigenerazione, anche lì è destinato un monumento a imperituro ricordo di questo quattro nostri giovani concittadini catanesi che avrebbero potuto avere una vita diversa da quella che parrebbe inizialmente avevano intrapreso ma che è giusto ricordare perché appartiene a una pagina brutta della città che abbiamo bisogno di cancellare, quantomeno di superare.”
San Cristoforo, Catania: martedì 7 luglio l’inaugurazione a “La Città Dei Ragazzi”





