Viviamo in un tempo sospeso, in una parentesi storica nella quale la giustizia ha smesso di essere un diritto concretamente esercitabile per trasformarsi in un premio alla memoria. In questa nazione sembra essersi consolidata una regola non scritta, ma ferocemente applicata: la dignità è diventata un lusso postumo.
Per essere ascoltati, vedere riconosciute le proprie istanze e ottenere almeno un briciolo di attenzione istituzionale, sembra esistere un unico requisito, imprescindibile quanto tragico: bisogna cessare di esistere.
Il teatro del cordoglio e l’indifferenza del potere
Ogni giorno assistiamo al triste spettacolo delle passerelle istituzionali. Politici e rappresentanti delle istituzioni si accalcano davanti ai monumenti, pronunciano discorsi solenni e depongono corone d’alloro per commemorare le vittime di ieri.
È un rituale che offre sollievo alla coscienza collettiva, ma che non costa nulla.
«Celebrare un morto è facile. Un defunto non chiede riforme, non denuncia l’inefficienza dei tribunali, non urla per ottenere risposte. Un morto è un’icona perfetta e silenziosa: gestibile, simbolica, iconografica».
Il governo preferisce la luce dei riflettori che illumina il passato, perché quella luce non scotta. Ignorare i testimoni di giustizia, le vittime del presente e le persone ancora vive che lottano per la verità è, invece, una scelta politica precisa.
L’indifferenza istituzionale non è una semplice svista: è una prerogativa. È un muro di gomma eretto per proteggere lo status quo dal rumore dei cittadini che chiedono giustizia adesso.
Gli invisibili del sistema
Noi testimoni di giustizia, vittime di questo sistema, siamo e restiamo gli invisibili dello Stato.
Se sei vivo e chiedi giustizia, sei considerato un fastidio, un nemico, un rompicoglioni.
Diventi una pratica burocratica, una matricola nei faldoni di un sistema chiamato “protezione” che, troppo spesso, di protezione non ha nulla. Pratiche destinate a intasare gli uffici, mentre le persone, le famiglie e le loro vite vengono dimenticate.
Tu, testimone di giustizia, sei una voce fuori campo che disturba il monologo del potere. Se sei vivo, sei scomodo perché pretendi che la legge sia davvero uguale per tutti, che venga applicata e non interpretata secondo le convenienze, anche quando chi governa appare distratto.
Come il presidente del Consiglio dei ministri, che forse non conosce nemmeno i nomi dei testimoni di giustizia, le loro difficoltà e la sofferenza di chi ha trovato il coraggio di opporsi alle mafie.
Se denunci sei solo, se muori diventi un simbolo
Il messaggio che questa nazione invia ogni giorno è devastante nella sua chiarezza.
Se sei vivo e denunci, vieni lasciato solo nel limbo dei processi infiniti, nell’oblio mediatico e in quel girone infernale chiamato sistema di protezione.
Se muori, diventi un simbolo. Il tuo volto finisce sui manifesti, il tuo nome viene utilizzato per intitolare piazze e la tua storia viene strumentalizzata nelle campagne di comunicazione.
Diventi uno slogan da portare nelle scuole e nelle piazze.
La valorizzazione del sacrificio inutile
Questa ossessione per la “vittima eccellente” genera un paradosso crudele. La vittima viene adottata per fare carriera, per mostrare pubblicamente di essersene presi cura, spesso senza alcun riscontro concreto.
Valorizziamo il sacrificio soltanto quando non possiamo più riparare al danno. Celebriamo l’eroismo di chi è stato ucciso per nascondere la codardia di chi non ha saputo proteggerlo quando era ancora vivo.
Siamo arrivati al punto in cui la giustizia è diventata una questione di marketing del dolore, oltre che un vero e proprio business.
Finché il potere troverà più conveniente posare davanti a una lapide anziché sedersi a un tavolo per affrontare le falle del sistema, la voce dei vivi resterà un grido soffocato dal boato del silenzio istituzionale.
Non abbiamo bisogno di corone d’alloro postume. Abbiamo bisogno di uno Stato capace di ascoltare chi ha ancora il fiato per chiedere conto delle proprie ferite, prima che quelle ferite diventino l’epitaffio inciso su una tomba che nessuno, tranne i familiari, si preoccuperà di visitare.
Gennaro Ciliberto
Testimone di giustizia
Nota a margine:
Dichiarazioni della Meloni
(Fonte La7)
Salvare i bambini e non lasciare soli i testimoni
“Il testimone di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino resta saldo nelle mani delle istituzioni e va onorato ogni giorno con mosse concrete: costruendo una legislazione che salvi i bambini dalla condanna di crescere mafiosi come i genitori, non lasciando solo nessun testimone, facendo sì che i boss restino al 41 bis e facendo luce sulla pagine oscure delle stragi. Il popolo ha il diritto di conoscere la verità”.





