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Meter: materiale pedopornografico venduto a 30 euro. Filippine: video pedopornografici venduti a 15-20 dollari

by Alessio Di Florio
4 Luglio 2024
in Mafie
Reading Time: 7 mins read
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«Siamo lieti di comunicarvi che abbiamo rimosso questo profilo – e simili – che diffondevano video ritraenti minori.

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Non basta la rimozione. Continueremo per individuare l’artefice e lo sporco business che sta alimentando tramite Telegram, vendendo per 30 dollari materiale pedopornografico».

È un messaggio pubblicato sui social dagli account di Meter lo scorso 22 giugno.

Una denuncia che conferma quanto le piattaforme di messaggistica come Telegram sono sempre più prateria sconfinata per i pedocriminali, per il traffico online di video e foto di abusi pedofili. Reti di stupratori che agiscono nell’ombra e non solo.

La diffusione di materiale sessualmente esplicito non consensuale, il cosiddetto “revenge porn”, è in forte ascesa da anni.

E piattaforme web come telegram sono tra le più utilizzate, pullulano di canali (a disposizione di chiunque) che già dal nome incitano allo stupro e  all’oggettivazione stuprante anche di familiari (persino minorenni) e alla diffusione di video e foto di persone su cui scatenare le più abominevoli perversioni.

Sui forum degli stupratori paganti è un pullulare di post e commenti in cui ci si vanta di violentare ragazze minorenni prostituite o ci si “lamenta” che la ragazza che si violenta appare giovanissima ma non è minorenne (come ripetutamente documentato in questi anni da Sex industry is violence). Cosa si nasconde dietro certi canali telegram, aberranti già dal nome, lo ha documentato quattro anni fa Davide Falcioni infiltrandosi in una chat da 53mila iscritti durante un’inchiesta per Fanpage.

«Offro video e foto con minorenni», «foto e video pedo-pornografici, revenge porn ai danni di ex fidanzate e mogli, incitazioni al femminicidio e allo stupro.

Una galleria degli orrori in cui donne e persino bambini sono “carne da macello”» è stato documentato e denunciato.

Ad un utente che contestava lo scambio di foto di minorenni è stato risposto «Sei un moralista. Qui siamo tutti pedofili e pervertiti, hai sbagliato gruppo». Un altro utente ha scritto che metteva a disposizione «foto fatte di nascosto» alla sorella, alla cugina e alla madre, un altro ancora foto «spy di alta qualità» della fidanzata, molte le richieste di video di stupri, di minorenni e bambini.

Tra i messaggi c’è chi è arrivato a scrivere che «questa società ha permesso fin troppo a queste donne di allargarsi, fino a dieci anni fa per una parola sbagliata finiva in femminicidio per direttissima», femminicidio considerato «una forma d’arte». Qualcuno ha scritto che cercava foto di Tiziana Cantone, ad un altro utente che ha chiesto «non vi fa un po’ schifo sapere che delle ragazze potrebbero uccidersi per colpa vostra?» è arrivata – denuncia Falcioni nell’articolo – «una selva di no».

«Video porno, pornografia infantile venduta online per 15-20 dollari nelle Filippine. Uomini che sfruttano sessualmente ragazze e ragazzi. Gli uomini “clienti” consumano queste immagini.

 I “cyberpoliziotti” filippini affrontano l’esplosione degli abusi sui minori online. Questi bambini non si considerano vittime di abusi sessuali perchè ci sono cresciuti in ambienti abusanti, ed è così spesso che inizia l’ingresso nella prostituzione! Ed è nei paesi più poveri che ci sono le maggiori vittime.

Quelli che hanno creato e mantengono la povertà sono i primi criminali». Questo il testo della denuncia di un traffico pedopornografico pubblicata poco più di una settimana fa dal Mouvement Alternatif pour les Libertés Individualles marocchino.

La copertina di quest’articolo è lo screenshot di due categorie che si visualizzano in alto sulla homepage di uno di un trafficatissimo sito pornografico italiano. La prima, coperta ma inequivocabile nel nostro screenshot, è “abusi”, scendendo in fondo si trova anche la categoria, anch’essa coperta ma inequivocabile nel nostro screenshot, “teen italiane”. Nomi che si descrivono da soli e su cui non c’è neanche bisogno di aggiungere nessuna spiegazione se non indignazione, rabbia, vomito, senso di schifo assoluto. Sex industry is violence ha documentato anni fa come dopo il femminicidio di Carol Maltesi su pornhub ebbe un’impennata la ricerca di suoi video, dopo lo scoppio della guerra tra Russia e Ucraina accadde per la ricerca di donne e ragazze ucraine.

Così come sui forum degli stupratori paganti c’era chi esultava perché prevedeva l’aumento dell’arrivo di donne e ragazze da stuprare. Come poi accadde per i traffici delle mafie dello stupro a pagamento, come abbiamo in decine di articoli documentato e denunciato. Le ricerche di stupri violenti, anche di bambine e da parte di familiari, è diffusissimo su PornHub (sempre Sex Industry is violence lo ha documentato e denunciato in questi anni ripetutamente, analoghe denunce sono giunte da collettivi spagnoli, come abbiamo pubblicato in articoli rintracciabili nel nostro archivio).

Su facebook la documentatissima pagina Pornoverità riporta testimonianze di vittime dei traffici pornografici, di come i traffici di stupri anche pedofili sono all’ordine del giorno. Il 14 dicembre 2021 il New York Times ha pubblicato un’inchiesta dell’editorialista Nicholas Kristof, due volte vincitore del Premio Pulitzer, significativamente intitolata The Children of Pornhub, ovvero “I bambini di Pornhub”.

L’inchiesta ha suscitato un’ampia protesta contro uno dei più noti portali pornografici al mondo. L’inchiesta di Kristof ha documentato come, senza nessun controllo dei gestori di Pornhub, sono stati condivisi milioni di video di violenze e abusi contro minori. «Chiunque può caricare foto e video pornografici estremamente violenti» e «poiché non esiste una vera moderazione, sulla piattaforma vengono caricati contenuti di ogni tipo, inclusi abusi, stupri e torture perpetrati anche ai danni di persone filmate di nascosto o che non hanno mai dato il proprio consenso alla pubblicazione delle immagini».

«L’aspetto più agghiacciante è che tra le vittime di queste violenze figurano anche ragazzine e ragazzini adolescenti, e perfino bambini – denuncia la petizione – Giovani e giovanissimi che si sono ritrovati ad avere la vita rovinata, anche perché è assurdamente difficile far rimuovere i video dalla piattaforma, visto che chiunque li può scaricare e ripubblicare impunemente. Tutto ciò è assolutamente intollerabile».

Erano «oltre 100mila video pornografici che hanno per protagonisti minorenni, vittime di violenze sessuali, manipolazioni e ricatti» riporta la lettera che è possibile firmare  «adolescenti, ma anche bambini abusati la cui vita è stata rovinata, al punto che c’è chi ha tentato il suicidio.

E alcuni, purtroppo, ci sono riusciti». I gestori di Pornhub sostengono di aver ricevuto in tre anni 118 segnalazioni di immagini di abusi sessuali su minori, Facebook e Twitter solo in pochi mesi hanno rimosso  12,4 milioni di immagini e 264mila account riguardanti lo sfruttamento sessuale di bambini. «Pornhub è diventato il mio trafficante» ha dichiarato al New York Times una donna di nome Cali. Adottata in Cina era stata costretta a girare video pornografici dai 9 anni. Video publicati anche su PornHub. «Vengo ancora venduta, anche se sono cinque anni fuori da quella vita» ha denunciato la ragazza. «Hanno fatto soldi con il mio dolore e la mia sofferenza» la testimonianza di una ragazza, Taylor.

«Sono andata a scuola il giorno dopo e tutti guardavano i loro telefoni e me mentre camminavo lungo il corridoio» ha raccontando piangendo a Kristof. La ragazza, riporta il giornalista, ha tentato due volte il suicidio per il trauma subito.

«Stanno guadagnando soldi dal momento peggiore della mia vita, dal mio corpo» è la testimonianza di una ragazza colombiana, filmata quando aveva 16 anni. «Era una delle tante sopravvissute di Pornhub che mi hanno detto di aver pensato o tentato il suicidio – ha scritto nell’articolo Kristof – Negli ultimi giorni, mentre stavo completando questo articolo, sono stati pubblicati due nuovi video di ragazze in età prepuberale aggredite, insieme a un video di sesso di una ragazza di 15 anni che si è suicidata dopo essere finita online».

«Sarà sempre online – le disperate parole di una ragazza britannica, i video che la ritraggono sono stati girati quando lei aveva 15 anni – Perché i miei video di quando avevo 15 anni e sono stata ricattata, pornografia infantile, vengono caricati continuamente? Non finirà mai, stanno ottenendo soldi dai nostri traumi». Jessica Shumway, vittima della schiavitù sessuale, è stata filmata e i video sono stati caricati da uno stupratore a pagamento.

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Alessio Di Florio

Vicedirettore WordNews.it - È nato ad Atessa (Chieti), nel 1984. Attivista e volontario di varie associazioni e movimenti culturali, ambientalisti, pacifisti e di lotta alle mafie. Collaboratore delle redazioni abruzzesi di Il Messaggero e Pressenza. Ha collaborato con Adista, Primadanoi, Terre di Frontiera, Unimondo, Libera Informazione, Popoff Quotidiano e SocialPress. Ha curato, per oltre dieci anni, il sito personale del giornalista e regista RAI Stefano Mencherini, dove è stata curata la diffusione e la pubblicizzazione del documentario d’inchiesta «Schiavi. Le rotte di nuove forme di sfruttamento», con il quale è stata portata avanti la “Campagna di sensibilizzazione per l’informazione sociale”, in collaborazione con MeltingPot e Articolo21, e per la creazione di un Laboratorio permanente di inchiesta e documentari sociali in RAI, nata per rompere la censura televisiva del documentario d’inchiesta “Mare Nostrum”. Articoli su tematiche sociali e culturali sono stati pubblicati dal mensile Vasto Domani. Per contatti: redazione@wordnews.it

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