In questa pazzia generalizzata guidata da classi dirigenti sempre più mediocri, mi sorge un dubbio che, pur sembrando frutto di fantasia, merita una riflessione.
È ormai evidente il fallimento economico del modello globalizzato. Il libero movimento dei capitali ha incentivato la delocalizzazione delle produzioni nei Paesi dove il costo della manodopera e delle materie prime è più basso. A ciò si è aggiunta la perversa logica del denaro che genera altro denaro, senza alcuna produzione di beni reali. Il risultato? Un’enorme concentrazione della ricchezza in poche mani, un aumento esponenziale della precarietà e della povertà, danni ecologici irreversibili e una crescita incontrollata della popolazione mondiale.
Il sistema neoliberista, fondato sull’accumulo illimitato di ricchezza e potere, sta mostrando crepe profonde. Eppure, nessuno sembra voler mettere in discussione i suoi pilastri valoriali. E qui nasce il mio inquietante sospetto.
È possibile che qualche geniale “Dottor Stranamore” stia valutando di mantenere i privilegi economici attuali senza cambiare nulla, magari trovando nella guerra — una bella, grande guerra — la “soluzione” alla sovrappopolazione e al malcontento globale? Fantasie, certo. Ma il silenzio assordante sui pericoli reali di un’escalation militare non fa dormire sonni tranquilli.
Spero sinceramente di sbagliarmi. Ma, come diceva qualcuno, “a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”.
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