Il testamento di Anas al-Sharif, il giornalista ventinovenne di Al Jazeera ucciso poche ore fa da Israele in un attacco mirato. Aveva una moglie e due figli. Solo pochi minuti prima dell’assassinio stava documentando gli ultimi raid di Tel Aviv su Gaza City.
Questo è il mio testamento e il mio ultimo messaggio. Se queste parole ti raggiungono, sappi che Israele è riuscito a uccidermi e a mettere a tacere la mia voce. Prima di tutto, la pace sia su di voi e la misericordia e le benedizioni di Dio.
Dio sa che ho fatto ogni sforzo e ho dato tutta la mia forza per essere un sostegno e una voce per il mio popolo, da quando ho aperto gli occhi alla vita nei vicoli e nelle strade del campo profughi di Jabalia. La mia speranza era che Dio prolungasse la mia vita così che potessi tornare con la mia famiglia e i miei cari alla nostra città originaria di Asqalan occupata (Al-Majdal). Ma la volontà di Dio è venuta prima, e il Suo decreto è definitivo. Ho vissuto il dolore in tutti i suoi dettagli, ho assaporato la sofferenza e la perdita molte volte, eppure non ho mai esitato neanche una volta a trasmettere la verità così com’è, senza distorsioni o falsificazioni — affinché Dio possa testimoniare contro coloro che sono rimasti in silenzio, coloro che hanno accettato la nostra uccisione, coloro che hanno soffocato il nostro respiro, e i cui cuori sono rimasti indifferenti di fronte ai resti sparsi dei nostri bambini e delle nostre donne, senza fare nulla per fermare il massacro che il nostro popolo ha affrontato per più di un anno e mezzo.
Vi affido la Palestina — il gioiello della corona del mondo musulmano, il cuore pulsante di ogni persona libera in questo mondo. Vi affido il suo popolo, i suoi bambini oppressi e innocenti che non hanno mai avuto il tempo di sognare o di vivere in sicurezza e pace. I loro corpi puri sono stati schiacciati sotto migliaia di tonnellate di bombe e missili israeliani, fatti a pezzi e sparsi sulle pareti.
Vi esorto a non lasciare che le catene vi mettano a tacere, né che i confini vi limitino. Siate ponti verso la liberazione della terra e del suo popolo, finché il sole della dignità e della libertà sorgerà sulla nostra patria rubata. Vi affido la cura della mia famiglia. Vi affido la mia amata figlia Sham, la luce dei miei occhi, che non ho mai avuto la possibilità di vedere crescere come avevo sognato.
Vi affido il mio caro figlio Salah, che avrei voluto sostenere e accompagnare nella vita finché non fosse diventato abbastanza forte per portare il mio fardello e continuare la missione.
Vi affido la mia amata madre, le cui benedette preghiere mi hanno portato dove sono, le cui suppliche sono state la mia fortezza e la cui luce ha guidato il mio cammino. Prego che Dio le conceda forza e la ricompensi per me con la migliore delle ricompense.
Vi affido anche la mia compagna di una vita, la mia amata moglie, Umm Salah (Bayan), dalla quale la guerra mi ha separato per molti lunghi giorni e mesi. Eppure lei è rimasta fedele al nostro legame, salda come il tronco di un ulivo che non si piega — paziente, fiduciosa in Dio, e portando la responsabilità in mia assenza con tutta la sua forza e fede.
Vi esorto a stare al loro fianco, a essere il loro sostegno dopo Dio l’Onnipotente. Se muoio, muoio saldo sui miei principi. Testimonio davanti a Dio che sono contento del Suo decreto, certo di incontrarLo, e sicuro che ciò che è presso Dio è migliore ed eterno.
O Dio, accettami tra i martiri, perdona i miei peccati passati e futuri, e fa’ del mio sangue una luce che illumini il cammino della libertà per il mio popolo e la mia famiglia. Perdonami se sono mancato, e pregate per me con misericordia, perché ho mantenuto la mia promessa e non l’ho mai cambiata o tradita.
Non dimenticate Gaza… E non dimenticatevi di me nelle vostre sincere preghiere di perdono e accettazione.
Anas Jamal Al-Sharif
06.04.2025
Questo è ciò che il nostro amato Anas ha chiesto di pubblicare al momento del suo martirio.
Fonte: https://x.com/AnasAlSharif0/status/1954670507128914219?sfnsn=scwspwa





