È riemersa in queste settimane una vecchia pagina dell’orrore turistico italico: mentre la guerra nei Balcani infuriava turisti italiani giunsero a Sarajevo per divertirsi come cecchini. La Procura di Milano ha avviato le indagini dopo l’esposto del giornalista e scrittore Ezio Gavazzeni, supportato dall’ex Magistrato Guido Salvini e dall’avvocato Nicola Brigida.
Testimonianze di presenze di cecchini a Sarajevo ci furono già in quegli anni, lo raccontarono i volontari che parteciparono alla Marcia per rompere l’assedio della città organizzato da Beati Costruttori di Pace, Pax Christi e altre associazioni pacifiste italiane, nel 1995 il Corriere della Sera riportò alcune testimonianze rese al Tribunale permanente dei popoli, Gavazzeni ha iniziato la sua inchiesta partendo un documentario del 2022, ‘Sarajevo Safari’, di Miran Zupanic.
Tra coloro che hanno denunciato questo turismo criminale di ricchi facoltosi europei, tra cui molti italiani del Nord-Est soprattutto (da quanto sta emergendo) c’è stato il giornalista Luca Leone. «La brama sanguinaria di certi turisti» si legge nella presentazione di «I bastardi di Sarajevo: Una città in balìa della corruzione, un Paese senza speranze di futuro, il fantasma del passato che torna dall’Italia» pubblicato undici anni fa.
Perversioni criminali di ricchi turisti che partono dall’Italia e da altri Stati per commettere, per puro sadico divertimento e godimento, atrocità le cui vittime sono soprattutto bambini, anche in tenerissima età. È quanto accaduto a Sarajevo, è quanto accade in Asia, Africa e America Latina da decenni. Con un’acrobazia linguistica minimizzante e complice viene vergognosamente definito “turismo sessuale”, è in realtà turismo pedofilo, stupro a pagamento dell’infanzia. Undici anni prima del libro dedicato a quanto accadeva a Sarajevo lo ha denunciato lo stesso Luca Leone nel libro «INFANZIA NEGATA. Piccoli schiavi nel pianeta globale».
Questa la presentazione del libro:
Soldati e mendicanti, lavoratori in nero e prostituti, malati di Aids e vittime della tratta: centinaia di milioni di bambine e bambini nel pianeta globale vivono in catene. L’inchiesta di Luca Leone con lucidità e partecipazione ne racconta le condizioni tragiche per informare e attivare le coscienze su uno dei peggiori mali contemporanei. «Colpire l’infanzia vuol dire infatti spezzare il futuro di un’intera società, negandole quel ricambio di energie, sogni, capacità che permetterebbe al mondo di voltare pagina, passando finalmente da un’era di tragedia e violenza ad un’epoca di vero sviluppo e di pace».
«Bambini di strada non solo in Brasile o in Romania, povertà dei minori nella Russia di Putin, pedofilia e sfruttamento sessuale, schiavitù domestica» il riassunto delle denunce documentate nel libro riportate in un’intervista a Leone pubblicata da Redattore Sociale il 12 marzo 2003. Un crimine globale favorito, già in quegli anni, anche dall’avvento del web. «Su internet non si trovano facilmente immagini o filmati di bambini sfruttati sessualmente: bisogna far parte di circuiti internazionali, conoscere password, per partecipare personalmente allo scambio di materiali pedo-pornografici» denunciò Luca Leone nell’intervista.
Pedopornografia online, circuiti internazionali sul web di reti di pedofili, trafficanti, mafiosi. È quanto don Fortunato Di Noto e Meter documentano e denunciano da oltre trent’anni. «In Cambogia, bambini vengono sfruttati per prostituzione minorile. Non si tratta di una notizia lontana: turisti italiani e internazionali, tramite connessioni online, alimentano questo orrore – hanno denunciato l’associazione e il suo fondatore e presidente l’8 novembre scorso – Durante il nostro monitoraggio, abbiamo rilevato 989 utenti coinvolti in una chat su una piattaforma che garantisce totale privacy. Questi dati mostrano quanto sia diffuso e organizzato il fenomeno, e quanto sia importante rompere il silenzio. Ogni minore ha diritto a crescere al sicuro, senza violenze né sfruttamento».
Due giorni dopo l’associazione ha pubblicato l’ultima denuncia sui traffici pedopornografici.
Un impegno ultratrentennale che ha ricevuto un importante riconoscimento in questi giorni, il riconoscimento ufficiale dall’Agcom «della qualifica di Segnalatore Attendibile (cd. Trusted Flagger) per la fascia di età tra 0 e 18 anni in relazione ai temi della violazione della protezione dei dati, della privacy e condivisione non consensuale di materiale, del bullismo/intimidazione online, dei contenuti pornografici o sessualizzati, delle violazioni delle norme a tutela dei minori».
«La figura del Segnalatore Attendibile è essenziale per l’attuazione del Digital Services Act (DSA), garantendo una segnalazione rapida ed efficace dei contenuti illegali alle piattaforme online. In Italia il riconoscimento è rilasciato da AGCOM, che è autorità coordinatrice – sottolinea Meter – La qualifica viene riconosciuta ai soggetti che abbiano dimostrato di soddisfare specifiche condizioni di capacità e competenza, di indipendenza dai fornitori di piattaforme online e di svolgere la propria attività di segnalazione in modo diligente, accurato e obiettivo».
«Nella delibera pubblica dell’AGCOM si evidenzia come l’Associazione Meter sia da sempre impegnata, in modo continuativo e strutturato, nella prevenzione e nel contrasto alla pedofilia e alla pedopornografia online, rappresentando una realtà pionieristica in Italia e in Europa e collaborando stabilmente con le autorità competenti nazionali e internazionali – dichiara Fortunato Di Noto, Presidente di Associazione Meter – I Segnalatori Attendibili sono parte essenziale per contrastare i contenuti illegali online, e Meter con la sua esperienza diretta nel monitoraggio delle piattaforme online, continuerà a operare per proteggere i minori, tutelando i diritti dell’infanzia e adolescenza».
C’è un dato vergognosamente sottaciuto da decenni, un record mondiale detenuto da italiani: da almeno quasi 4 lustri ogni anno sono almeno 80.000 (altre stime superano i 100.000) i clienti italiani del turismo pedofilo nel mondo, soprattutto nel sud est asiatico e sfruttando bambine, il Sun a fine 2019 ha pubblicato un’inchiesta dove ha definito il Gambia «un paradiso per pedofili» dove i bambini vengono venduti a ricchi turisti europei.
Oltre vent’anni fa un articolo in italiano pubblicato in Svizzera denunciò un traffico sessuale di minori e di schiavitù sessuale minorile scoperto nei giorni precedenti, «punta dell´iceberg di una vasta tratta di minori provenienti da Asia ed Africa e destinati alla prostituzione e allo sfruttamento» in cui «i Paesi arabi del Golfo, primi fra tutti Arabia Saudita, Bahrein ed Emirati Arabi Uniti, sarebbero le mete finali di un traffico che si estenderebbe dall´Etiopia al Bangladesh, sino alle Filippine».
Nel 2007 Ecpat Italia denunciò che «la maggioranza è composta da uomini che solo quando si presenta l’occasione abusano di bambini», affermando «bisogna accendere la luce anche su quei viaggiatori che tutti gli anni si muovono verso mete esotiche alla ricerca di sesso con minorenni e che spesso restano impuniti».
Nell’agosto dello stesso anno la rivista di Amani pubblicò in prima pagina una vignetta di Mauro Biani che denunciava gli ‘orchi senza frontiere’: «Il nostro paese è al primo posto in Europa per domanda di sesso all’estero con minori – scrisse Mauro Biani sul suo blog – Sono circa 80mila i maschi italiani che ogni anno si recano in paesi stranieri — prima meta, il Brasile — con questa finalità. Il Triveneto è la regione più ‘attiva’. Nel marzo scorso è stato condannato un veronese (14 anni di reclusione e 65mila euro di multa) per reati sessuali all’estero, particolarmente in Thailandia. Esiste tutta una categoria di turisti – soprattutto fra i 45 e i 65 anni – che si reca in Kenya a caccia di situazioni che possano ravvivare la loro vita sessuale. I fatti sono sotto gli occhi di tutti».
«Qualche tempo fa, con un amico, ho visitato la costa a nord di Mombasa – la testimonianza in quei mesi di padre Kizito Sesana, missionario comboniano e tra i fondatori di Amani – chiamata ‘la Costa Tedesca’ a motivo della forte presenza di turisti dalla Germania. Era marzo, e i turisti erano pochi. Nel tardo pomeriggio siamo entrati in un bar per bere qualcosa di fresco e siamo restati colpiti dalle strane coppie sedute ai tavoli: uomini bianchi anziani con ragazzine, o con ragazzi adolescenti; donne bianche con ragazzi che potevano essere i loro figli o nipoti. Ancor prima di digerire la sorpresa, veniamo avvicinati da una serie di ragazzine e poi di ragazzi. Siamo usciti senza finire la birra. […] Il turismo sessuale è gestito da una complessa rete segreta. I luoghi di incontro sono ville ben riparate e vigilate, saloni di bellezza, centri per massaggi e residence. Fanno parte della filiera alcuni operatori turistici e alberghieri. In testa viene Mombasa, seconda città keniana e porto di rilievo. Qui, per soddisfare i marinai delle portaerei americane, arrivano ragazze fin dalla Repubblica Democratica del Congo, da Ruanda, Burundi, Uganda e Tanzania. I marinai pagano fino a 100 dollari a incontro. Ma ultimamente le portaerei scarseggiano… C’è poi Malindi, dove le ragazzine sostano nei dintorni delle spiagge degli alberghi […]».
Nel 2013 le vibranti proteste per la grazia dal re del Marocco ad uno spagnolo condannato per pedofilia fece emergere come un altro paradiso per pedofili, favorito dalla vicinanza all’Europa e ai bassi costi di viaggio, si annida in Marocco: «Non esiste un identikit del pedofilo, potrebbe essere chiunque – dichiarò l’amministratore delegato di Ecpat UK alla testata italiana Vice – Potrebbe essere un politico, una persona del posto che viaggia all’estero, anche perché viaggiare è diventato abbastanza economico adesso».





