L’abbattimento di Palazzo Fienga a Torre Annunziata non chiude una ferita. Almeno non secondo IOD Edizioni, che in un comunicato stampa durissimo e profondamente civile contesta il significato attribuito alla demolizione dell’ex roccaforte del clan Gionta, luogo diventato per decenni simbolo del potere camorristico. Le operazioni di abbattimento sono iniziate il 5 maggio 2026, alla presenza delle istituzioni, in un’area indicata per anni come uno dei luoghi simbolo della camorra raccontata da Giancarlo Siani.
Per IOD Edizioni, però, a Torre Annunziata non è avvenuta la pace. Non quella che avrebbe riconosciuto fino in fondo il sentimento umano e civile di Giancarlo Siani, giovane cronista del Mattino ucciso il 23 settembre 1985 dalla camorra dopo aver raccontato poteri criminali, interessi, connivenze e ferite sociali di quel territorio.
Il comunicato parte da un punto: leggere gli articoli di Giancarlo Siani, uno dopo l’altro, significa comprendere che quel cronista non fu soltanto un giornalista coraggioso. Fu un uomo di pace.
La demolizione di Palazzo Fienga, secondo questa lettura, non rappresenta una riconciliazione con la storia. Rischia di diventare una rimozione. Una cancellazione che non coincide con una reale assunzione di responsabilità.
È questo il cuore del messaggio di IOD Edizioni: non si fa pace con la storia cancellando le pietre. Non si fa pace con Giancarlo Siani se il suo nome viene evocato solo come sigillo simbolico.
Giancarlo, ricorda il comunicato, non confondeva il male con i luoghi. Sapeva distinguere.
Per questo, l’abbattimento di Palazzo Fienga viene letto come un’occasione mancata. Quelle pietre, scrive IOD Edizioni, avrebbero potuto reclamare giustizia in un altro modo. Avrebbero potuto diventare un luogo di pace, di accoglienza, di futuro. Uno spazio destinato ai bambini del quartiere, proprio a quei bambini che Giancarlo Siani aveva saputo raccontare fin dal suo primo articolo, Signurì Signurì tra gli scolari della Napoli che non conta.
La memoria di Giancarlo Siani non può essere usata solo per celebrare un gesto istituzionale. Il sogno di Giancarlo Siani, secondo IOD Edizioni, era un sogno di amore, speranza e giustizia sociale. Se non fosse stato così, sarebbe fuggito il primo giorno dalle strade di Torre Annunziata. Invece restò. Raccontò. Pagò con la vita.
Palazzo Fienga è stato per anni un simbolo della camorra. I simboli, quando vengono abbattuti, non scompaiono automaticamente dalla storia. Per IOD Edizioni, la pace di Giancarlo non era quiete, non era rassegnazione, non era silenzio. Era una pace combattiva, interiore, capace di tenere insieme denuncia e umanità.
Dopo l’abbattimento di Palazzo Fienga, resta una ferita aperta. Perché la memoria di Giancarlo Siani non chiede solo commemorazioni. Chiede coerenza. La camorra non si sconfigge solo buttando giù i muri. Si sconfigge impedendo che altri muri, meno visibili e più feroci, restino in piedi: quelli della povertà, dell’abbandono, della paura, dell’indifferenza, della solitudine dei quartieri.
Lea Garofalo e Giancarlo Siani, la verità che brucia ancora: Armando D’Alterio a WordNews.it





