La provincia di Isernia è un territorio fragile, poco raccontato, ma ricco di potenzialità ancora inespresse. A sostenerlo è il prefetto Giuseppe Montella, che in questa lunga intervista affronta le principali questioni che segnano il presente e il futuro dell’area pentra: lo spopolamento, la progressiva riduzione dei servizi, la fuga dei giovani, le difficoltà infrastrutturali, la sanità pubblica, la sicurezza, le infiltrazioni criminali e la necessità di rafforzare il rapporto tra cittadini e istituzioni.
Ne emerge il ritratto di un prefetto che rifiuta il ruolo del burocrate chiuso nel proprio ufficio e rivendica la scelta di vivere la città, incontrare le comunità e rendere visibile la presenza dello Stato.
Ma anche l’invito rivolto agli isernini a credere maggiormente nelle risorse di una terra che, troppo spesso, sembra non riconoscere il proprio valore.
Prefetto Montella, dopo le esperienze maturate in altre realtà italiane, che idea si è fatto della provincia di Isernia? È un territorio fragile, una zona tranquilla o semplicemente un territorio poco raccontato?
Innanzitutto, voglio fare una premessa: le considerazioni che faccio provengono da una persona che non ha legami con il Molise, in quanto di origine campana e trapiantato da tanti anni al Nord e quindi vengono rese con obiettività. In questi quasi due anni di permanenza, ho avuto modo di apprezzare questo territorio, al quale oggi mi sento particolarmente legato. Il mio sforzo, anche come rappresentante delle Istituzioni, è quello di contribuire a dare un maggiore slancio al territorio e, soprattutto, alla città di Isernia, facendo conoscere le sue potenzialità e le sue ricchezze. Ritengo che sia necessaria una adeguata rete che coinvolga tutti gli attori (istituzioni, imprenditori e società civile) volta a pubblicizzare il patrimonio storico e culturale di questo territorio.
Un territorio fragile, tranquillo o poco raccontato? È un territorio fragile perché risente molto del problema dello spopolamento. È chiaro che, quando le persone abbandonano un luogo, questo determina anche un impoverimento del tessuto sociale ed economico. È inevitabile che tutto ciò si rifletta sul taglio dei servizi perché, diminuendo la popolazione, si ritiene necessario ridurli, se si adotta esclusivamente una logica numerica. È anche un territorio poco raccontato. In questo momento mi sento parte integrante di questa terra, perché svolgo qui la mia attività. È un territorio che non riesce a esprimere e a pubblicizzare adeguatamente le sue potenzialità. A Isernia abbiamo il Museo del Paleolitico che, secondo me, rappresenta un unicum in Italia. Prima di arrivare qui non ne conoscevo l’esistenza. Ho avuto modo di apprezzarlo e penso che debba essere maggiormente rilanciato. C’è, inoltre, un centro storico bellissimo, che dovrebbe essere maggiormente valorizzato. È dunque un territorio con grandi potenzialità, ma queste ultime devono emergere e fatte conoscere. Per fare ciò è necessario il contributo di tutti.
Da cosa dipende lo spopolamento, Signor Prefetto?
Purtroppo, i giovani vanno via. Lasciano il Molise per motivi di studio o per trovare, altrove, opportunità di lavoro.
Possiamo dire che, in questo momento, il territorio offre poco ai giovani?
Sì, però devo fare una precisazione. Voglio spezzare una lancia a favore dell’Università del Molise (Unimol), perché penso che spesso ci sia l’abitudine di andare fuori quando, in realtà, le stesse opportunità si possono trovare anche in Molise. Forse fa più tendenza andare a studiare altrove, invece di usufruire delle possibilità offerte dall’Unimol. Su questo bisogna ancora insistere. In Molise abbiamo un’università eccellente, che ha anche il vantaggio di avere dimensioni contenute. Quando il numero degli studenti è ridotto, aumenta anche la possibilità di essere meglio seguiti. Ho avuto anche la possibilità di visitare personalmente il Dipartimento di Pesche e devo dire che ne sono rimasto positivamente colpito.
A Isernia era presente una sede distaccata dell’Unimol che dava la possibilità a molti giovani non soltanto di restare, ma anche di arrivare in città.
Privare la città di Isernia di sedi distaccate dell’Università, a mio avviso, è stata una scelta poco opportuna. La presenza di giovani, oltre a rendere il tessuto sociale più vivo incide positivamente anche su quello economico, in quanto crea un indotto commerciale, che soprattutto in città oggi è particolarmente in crisi.
In una realtà che subisce il peso dello spopolamento, aumenta anche il rischio di isolamento istituzionale e sociale?
L’isolamento istituzionale sicuramente no. Parlo come Prefetto: nello svolgimento del mio incarico sto cercando di essere il più possibile vicino alle comunità locali. Ho visitato diversi Comuni, proprio perché avverto l’esigenza di testimoniare la vicinanza dello Stato ai bisogni delle comunità locali. Non sempre è possibile trovare una soluzione ad ogni problema, ma conoscere da vicino le realità territoriali, le loro criticità e i relativi punti di forza significa mostrare attenzione.
L’isolamento sociale, invece, forse esiste, proprio a causa della riduzione dei servizi. Le persone possono sentirsi costrette a lasciare i territori per poter fruire altrove di più adeguati servizi.
Durante le visite nei Comuni, che cosa ha percepito in questi due anni: rassegnazione o voglia di resistere?
Nei piccoli Comuni ho avvertito un forte spirito di resilienza, soprattutto nelle comunità dell’Alto Molise, dove si percepiscono un grande senso di appartenenza e un profondo legame con il territorio. Parlo di resilienza perché i Sindaci cercano di fare il possibile per mantenere vive queste comunità e non lasciarle abbandonate. Come dicevo, esistono anche esempi tangibili di resilienza. Il Comune di Castel del Giudice, per esempio, ne è un modello. È riuscito a costruire una struttura capace di richiamare turisti e a creare aziende che utilizzano i prodotti locali, producendo ricchezza per il territorio.
In questi territori esiste anche una forte resistenza per la difesa della sanità pubblica?
Non voglio entrare in queste scelte, perché spesso si tratta di decisioni di indirizzo politico. Ritengo, però, che i due sistemi, pubblico e privato, possano coesistere. Bisogna fare tutto il possibile per garantire, oltre al servizio privato, anche un adeguato servizio pubblico, in modo che le persone possano scegliere liberamente.
Rispettando semplicemente la Costituzione.
Rispettando la Costituzione e i parametri stabiliti dalla legge. Dobbiamo sempre muoverci nell’ambito della Costituzione, come Carta fondamentale, e delle leggi. Se il legislatore compie una scelta, non possiamo prescinderne.
Lei avverte questo problema? I Sindaci le riferiscono le difficoltà presenti sul territorio?
I sindaci si lamentano prevalentemente dello spopolamento e della necessità di avere infrastrutture viarie adeguate. Questo è un altro grande problema. Il Molise deve investire maggiormente nelle infrastrutture, sia viarie sia ferroviarie. Soltanto in questo modo si possono agevolare la mobilità e il turismo. In Molise abbiamo la fortuna di possedere un territorio ancora intatto dal punto di vista ambientale e questo potrebbe essere un volano per il turismo e per incentivare la mobilità. È chiaro, però, che per incentivare tutto questo bisogna insistere sulle infrastrutture viarie e ferroviarie. Il loro potenziamento favorirebbe gli spostamenti per diverse ragioni: il lavoro, lo studio e il turismo.
Sulla questione ambientale vorrei porle una domanda. A Venafro si è costituito il movimento delle Mamme per la salute e l’ambiente per tutto ciò che riguarda quel territorio: Pozzilli, il nucleo industriale, la presenza dei Ragosta, i rifiuti pericolosi e le altre criticità ambientali. Nel Basso Molise non sono mai state realizzate le bonifiche dei terreni nei quali sarebbero stati nascosti rifiuti tossici. Quella ambientale è ancora una questione aperta?
Assolutamente sì. Mi riferisco anche all’ultimo incontro che si è svolto presso il Comune di Venafro alcuni mesi fa e che ha visto la partecipazione di tutti gli attori istituzionali competenti in materia. Ho constatato una unità di intenti sulla problematica e la volontà di andare a fondo del problema e di risolverlo. Non parlerei assolutamente di una sottovalutazione. Il problema esiste occorre continuare ad attenzionarlo. Bisogna comprendere quali siano effettivamente le cause e cercare di intervenire, per quanto possibile, per ridurle.
Parliamo di sicurezza. Secondo il suo punto di vista, i cittadini della provincia di Isernia si fidano delle istituzioni?
Ritengo di sì. Viviamo in una provincia che considero, abbastanza sicura. Non abbiamo le problematiche presenti in altre province, come ad esempio in alcune realtà del Nord, dove si verificano con maggiore frequenza risse che coinvolgono anche gruppi appartenenti a diverse comunità. Ciò, però, non significa che questa provincia sia un’isola felice e sia immune da questo tipo di problematiche. Non dobbiamo abbassare la guardia. Dobbiamo essere sempre molto vigili e lo sforzo compiuto dalle Forze dell’Ordine è massimo. Quando abbiamo il sentore di qualche segnale o di qualche avvisaglia, viene convocato immediatamente il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, al quale partecipano, oltre i vertici provinciali delle Forze dell’Ordine, anche i Sindaci dei comuni interessati. È necessaria la collaborazione di tutti. Oggi si parla molto di sicurezza partecipata: ognuno deve fare la propria parte, compreso il cittadino. Il cittadino deve denunciare e segnalare tempestivamente alle forze dell’ordine tutte le situazioni che possono rappresentare un’anomalia. L’attenzione c’è ed è costante.
Lei ha toccato la questione giovanile e gli episodi che si sono registrati in passato. Quali provvedimenti avete adottato?
Ci siamo riuniti nel Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica per rafforzare l’attività di controllo, soprattutto durante le serate della movida. Sono stati predisposti servizi straordinari. Tuttavia, ritengo che l’attività di repressione non sia sufficiente a risolvere il fenomeno. Deve essere assicurata anche una mirata attività di prevenzione.
Chi deve svolgere questa attività di prevenzione? Le istituzioni, le scuole, le famiglie?
Le Istituzioni insieme a tutte le agenzie educative.
Oggi questa prevenzione manca o è limitata?
Non dico che manchi, ma bisogna cercare di attivare dei percorsi, anche attraverso personale qualificato, per comprendere perché esista questo disagio. In Prefettura abbiamo costituito un tavolo per l’emergenza sociale, al quale verranno chiamati a partecipare, oltre alle Forze dell’Ordine, anche il mondo scolastico e, in particolare, i dirigenti scolastici che devono aiutarci ad intercettare i segnali di difficoltà dei ragazzi.
Ritengo, inoltre, molto importate insistere sul terreno dell’educazione e della cittadinanza attiva nel solco del quale inserisce il Festival dell’Educazione Civica, promosso dalla Prefettura di Isernia insieme all’Ufficio scolastico regionale per il Molise e alla Fondazione “Lello Lombardi” ETS. Il progetto è stato presentato nelle sale dell’Archivio storico della Presidenza della Repubblica, a Palazzo Sant’Andrea, nell’ambito dell’incontro “Percorsi di cittadinanza: dalla scuola al Quirinale, un dialogo con le istituzioni”. Un progetto-pilota di rilievo nazionale. Il Festival coinvolge direttamente gli studenti nella conoscenza della Costituzione, delle istituzioni e nella tutela del patrimonio culturale e paesaggistico. Portare i giovani nel cuore delle istituzioni significa trasformare la cittadinanza attiva in un’esperienza tangibile.
Ma è chiaro che bisogna intervenire su più fronti, anche attraverso la realizzazione e il potenziamento delle strutture sportive. Lo sport è una palestra di vita ed è fondamentale perché insegna ai ragazzi il rispetto delle regole e delle persone. Bisogna offrire ai ragazzi strutture sia sportive che di aggregazione sociale, in modo da impedire che il loro disagio possa sfociare in gesti di violenza.
A proposito di “isola felice”, la Prefettura di Isernia ha emesso diverse interdittive antimafia. Quali sono oggi i settori maggiormente esposti al rischio di infiltrazioni?
Ovunque ci siano interessi economici, il territorio può diventare appetibile per la criminalità organizzata. Il compito della Prefettura è proprio quello di intercettare questi tentativi di condizionamento anche attraverso le interdittive antimafia. Il settore maggiormente interessato è quello edile. Infatti, le interdittive che abbiamo emesso riguardano il comparto dell’edilizia. Cerchiamo di contrastare il fenomeno attraverso questa tipologia di provvedimento e la stipula di protocolli di legalità, che consentono di seguire l’intera filiera dell’appalto. In questo modo anche l’impresa subappaltatrice viene controllata, per verificare l’eventuale presenza di elementi riconducibili a infiltrazioni criminali. È un lavoro complesso e continuo. Anche la provincia di Isernia non è immune da questo fenomeno.
In passato, soprattutto nel nucleo industriale Pozzilli-Venafro, i fratelli Ragosta acquisirono due aziende, la Rer e la Fonderghisa, che oggi non esistono più. Anche sul territorio di Isernia sono state registrate numerose società, Srl o Sas, che avevano formalmente la sede legale in provincia, ma quella operativa in Campania. Bisogna prestare attenzione soltanto agli appalti o all’intero sistema economico?
Quando si presentano queste situazioni, vengono svolti approfondimenti attraverso il GIA (Gruppo interforze antimafia) del quale fa parte anche la DIA. Quelli descritti sono indici sintomatici che devono far innalzare il livello di attenzione. Si procede, quindi, con tutte le verifiche necessarie.
Secondo lei il fenomeno è percepito anche dai sindaci?
I Sindaci non mi hanno mai rappresentato direttamente questa problematica. Si percepisce, però, che si tratta di un fenomeno in presenza del quale svolgiamo tutti gli approfondimenti del caso.
La provincia di Isernia confina con la Campania, il Lazio e la Puglia. La sua posizione geografica, a ridosso di territori complessi, può rappresentare un problema?
La collocazione geografica potrebbe facilitare un certo pendolarismo anche da parte della criminalità. È un fenomeno inevitabile: essendo circondati da altre province, è naturale che ci siano spostamenti, anche per la realizzazione di attività illegali.
Nei giorni scorsi c’è stato un accesso ispettivo nel cantiere del Lotto Zero. Che cosa è accaduto?
Si tratta di un potere ordinario del Prefetto. In base al Codice antimafia, il Prefetto dispone l’accesso ai cantieri delle opere pubbliche. È un’attività ordinaria, che si collega alla necessità di contrastare eventuali tentativi di infiltrazione mafiosa.
La domanda nasce anche dalla presenza del Comitato No Lotto Zero. Le due vicende sono collegate?
Non c’entra nulla con le questioni sollevate del Comitato. Sono due cose completamente slegate. L’accesso è un’attività posta in essere per verificare le aziende presenti nei cantieri, soprattutto quelle inserite nella filiera del subappalto, e accertare l’eventuale presenza di situazioni anomale, con riferimento ai tentativi di infiltrazione mafiosa. È finalizzato anche a verificare la regolarità delle posizioni dei lavoratori.
Se dovesse indicare una priorità concreta per migliorare il rapporto tra Stato e cittadini della provincia di Isernia, quale sceglierebbe?
La presenza e la vicinanza. Bisogna dimostrare che lo Stato è presente ed è vicino alle esigenze delle comunità locali.
Come sono i cittadini isernini?
Mi consenta una critica ed un apprezzamento: da un lato ritengo che debbano apprezzare maggiormente, anche valorizzandolo, ciò che possiedono e credere di più nelle potenzialità di questo territorio. Dall’altro canto quello che mi ha positivamente colpito è il calore delle persone. Gli isernini sono persone dotate di alti valori che, senza tanti formalismi, sono in grado di dimostrare una grande vicinanza.
Vorrei tornare brevemente sulla sicurezza. Il questore, nel corso di una precedente intervista, ha spiegato che la città dispone di un sistema di telecamere, ma esistono ancora diversi problemi. A che punto siamo?
Abbiamo affrontato molte volte il problema della videosorveglianza. È chiaro che il Comune deve fare la parte principale, perché deve realizzare gli investimenti. Abbiamo sollecitato più volte il Sindaco di Isernia e devo dire che ha fatto molto. Rispetto alla situazione originaria, oggi il sistema è sicuramente migliorato, ma ciò non è ancora sufficiente in quanto non occorre solamente potenziare numericamente le telecamere, ma assicurare anche collegamenti diretti con le sale operative delle Forze dell’Ordine.
Alla fine del suo mandato, come vorrebbe essere ricordato?
Vorrei essere ricordato come un Prefetto che si è impegnato nell’ascoltare il territorio soprattutto per comprenderne le criticità, cercando anche di essere il più possibile presente tra la gente. Un Prefetto che, oltre alle proprie funzioni istituzionali, ha cercato di dare un contributo a valorizzare il territorio. A tale riguardo, recentemente abbiamo organizzato alcune riunioni per realizzare ad Isernia una sede distaccata del Conservatorio. C’è la disponibilità da parte di tutti, compresa la direttrice del Conservatorio, che colgo l’occasione per ringraziarla della disponibilità subito manifestata. Penso che per i ragazzi di Isernia sia fondamentale avere la possibilità di seguire i corsi in città, senza dover recarsi a Campobasso. Auspico che il progetto possa realizzarsi prima della conclusione del mio incarico.
Sempre nell’ottica di valorizzare il centro storico, abbiamo svolto un’altra riunione con la Regione e con la Scuola Nazionale dell’Amministrazione, per verificare la possibilità di organizzare a Isernia corsi di formazione destinati a dirigenti e funzionari della Pubblica amministrazione. Il progetto è fattibile. La Regione si sta adoperando per attivare la procedura necessaria. La disponibilità c’è e tutti hanno condiviso l’iniziativa.
Perché è importante mantenere la figura del Prefetto e la presenza della Prefettura sul territorio?
Ritengo importante la figura del Prefetto come mediatore dei conflitti sociali. Oltre alle sue molteplici funzioni, che riguardano, tra le altre cose, l’ordine e la sicurezza pubblica, la protezione civile e l’immigrazione, il Prefetto è soprattutto un mediatore. Spesso la sua attività non è visibile all’esterno, perché non realizza un prodotto immediatamente percepibile dal cittadino. Svolge, però, un lavoro fondamentale: quando emerge un problema, è in grado di mettere attorno allo stesso tavolo tutti i soggetti coinvolti. La Prefettura è anche un presidio di legalità. A tutti deve essere data la possibilità di far valere le proprie istanze. Quale luogo migliore della Prefettura che può essere un punto di riferimento super partes. Per dare maggiore risalto alla centralità della Prefettura, mi auguro che la nuova sede, in corso di progettazione, venga realizzata in tempi brevi. Si tratterà di una struttura più adeguata e rispondente criteri antisismici e di efficientamento energetico.
Pensa che la nuova sede possa essere realizzata durante il suo mandato?
Non penso, perché siamo ancora nella fase della progettazione. Martedì 21 luglio avremo una riunione con l’Agenzia del Demanio e la società di progettazione per fare il punto della situazione. La progettazione è in corso e mi auguro che venga completata al più presto possibile. I finanziamenti ci sono, quindi è soltanto una questione di tempo.
In quale zona dovrebbe sorgere la nuova Prefettura?
Nell’area in cui si trova attualmente l’Istituto scolastico Ignazio Silone. Lì dovrebbe essere realizzato il nuovo edificio, insieme ad alcuni uffici comunali, anche saranno due strutture separate. Disporre di una struttura più modera ed efficiente non soddisfa soltanto una esigenza di immagine, ma significa attribuire alla Prefettura quella centralità che effettivamente merita.






