Natale sorge, una stella nel cielo,
porta promesse, un futuro più vero.
Nel buio freddo di notti gelate,
la luce si spande, le colpe sonate.
Ma lontano, un rombo lacera il canto,
non è un tamburo, non è un incanto.
Sono le guerre che urlano forte,
spezzando speranze, seminando morte.
Un presepe umile, culla il bambino,
mentre trincee si riempiono di destino.
Maria lo guarda con occhi di pace,
mentre il mondo si spezza e tace.
Le mani che pregano per un domani,
si alternano a quelle che stringono armi.
Una candela tremola in un rifugio,
mentre il cielo si colora di ruggine lugubre.
Eppure, Natale non cessa di vivere,
nelle anime stanche, nelle vite che fremono.
Un fiocco di neve cade su un fucile,
copre di bianco il dolore sottile.
Forse la guerra teme il Natale,
quell’inno di pace, quel dono immortale.
Forse nel buio, anche il soldato spera,
in un mondo che non sia preda di guerra.
E così Natale, tra canti e lamenti,
sussurra un sogno, ignora i tormenti:
che un giorno la pace possa arrivare,
e che ogni conflitto sappia cessare.








