Giovedì 22 gennaio 2026, in Tribunale a Campobasso, l’inchiesta “Memory” arriva davanti al Gup per l’udienza preliminare. Non è ancora il processo, ma è il punto in cui una maxi indagine smette di essere solo carte, intercettazioni, verbali, ricostruzioni: diventa una scelta. Si va avanti o ci si ferma. Si regge o si sbriciola.
La richiesta di rinvio a giudizio riguarda 44 persone. Nel fascicolo compaiono imprenditori, intermediari, figure tecniche e anche il presidente della Regione Molise Francesco Roberti, insieme alla moglie Elvira Gasbarro.
La contestazione a Roberti viene indicata come un filone autonomo di corruzione, distinto dai reati associativi di stampo mafioso contestati ad altri imputati. Due binari nello stesso treno, che sta entrando in stazione. Anche se in Molise (quelle vere) sono chiuse.
L’udienza preliminare è un passaggio che molti raccontano male: non è una “condanna”, non è un “assoluzione”, non è un titolo ad effetto buono per una notizia. È un filtro giudiziario: il giudice valuta se l’impianto accusatorio ha abbastanza solidità per aprire un dibattimento.
Si decide se l’indagine diventa processo. Ed è per questo che la data del 22 gennaio pesa.
Il quadro che emerge dall’impostazione accusatoria è ampio e oscuro: un presunto sistema attivo tra Molise e Puglia, con collegamenti con ambienti della Società Foggiana, in cui si intrecciano traffici illeciti di rifiuti, spaccio di droga, estorsioni, e (secondo la ricostruzione degli inquirenti) una capacità di condizionare economia e pezzi di amministrazione.
Ma dentro questo scenario c’è anche un segmento specifico, “separato” sul piano delle contestazioni: quello che riguarda Roberti e Gasbarro.
Secondo l’ipotesi della Procura, Roberti, nel periodo in cui avrebbe ricoperto ruoli istituzionali locali (sindaco di Termoli, presidente della Provincia di Campobasso e membro del Consiglio generale del Cosib), avrebbe favorito una società del settore rifiuti, Energia Pulita Srl, e altre realtà imprenditoriali attraverso iter amministrativi agevolati e procedimenti autorizzativi, anche in materia ambientale, in un arco temporale indicato tra 2020 e 2023, ricevendo in cambio utilità personali.
Il punto, nella ricostruzione accusatoria, sarebbe un mosaico di vantaggi: assunzioni ritenute fittizie, stipendi, incarichi professionali.
Per la moglie, Elvira Gasbarro (tecnico ambientale), l’accusa sostiene un ruolo di concorso, ipotizzando che tra il 2020 e il 2023 vi siano stati rapporti di lavoro formalizzati con più società, ma con attività svolta di fatto in modo riconducibile a un unico perno operativo.
Questa, oggi, è la tesi: dovrà essere messa alla prova nelle aule. Roberti ha respinto gli addebiti – anche attraverso un memoriale di un centinaio di pagine – dichiarando di chiarire ulteriormente la legittimità del proprio operato.
Accanto al filone corruttivo, “Memory” disegna, secondo l’accusa, un sistema criminale: pressione economica, minacce, debiti di droga che diventano cappi, imprenditori costretti a cedere quote o attività per “rientrare”, con richiami a referenti pugliesi e a un metodo che non ha bisogno di sparare per farsi capire.
Nel procedimento compaiono, tra gli altri, figure legate alla gestione e all’operatività del comparto rifiuti, oltre a soggetti indicati come snodi tecnici e amministrativi.
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