Gennaro Ciliberto, testimone di giustizia, affida a una lettera aperta un drammatico appello rivolto ai vertici dello Stato, alle istituzioni competenti e all’opinione pubblica. Al centro della denuncia ci sono le condizioni vissute all’interno del programma di protezione, le difficoltà delle famiglie, il peso della burocrazia e il silenzio delle istituzioni davanti alle richieste di sicurezza, dignità e diritti.
Alla cortese attenzione:
Alla Presidente del Consiglio dei Ministri, On. Giorgia Meloni
Al Sottosegretario di Stato al Ministero dell’Interno, On. Nicola Molteni
Alla Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, On. Chiara Colosimo
Al Servizio Centrale di Protezione
E a tutte le Istituzioni competenti e all’opinione pubblica
Cosa ne sapete voi della sofferenza di un testimone di giustizia?
Cosa ne sapete del calvario che un cittadino onesto e la sua famiglia sono costretti a subire dopo aver fatto il proprio dovere? Dopo aver denunciato e assicurato alla giustizia criminali e corrotti?
Cosa ne sapete di un programma di protezione che si rivela un sistema farraginoso, dove la burocrazia sembra prevalere sulla vita delle persone? Dove ci si sente umiliati e abbandonati proprio da chi dovrebbe proteggerci? Un sistema che non supporta, ma che rischia di distruggere l’esistenza di chi ha creduto nello Stato. Manca il supporto psicologico, manca una reale sicurezza, manca la considerazione umana: veniamo trattati come pratiche burocratiche, come numeri affiancati da una lettera.
Dopo anni vissuti all’interno di un programma di protezione, si ha la sensazione di diventare il nulla. Si vive nell’attesa di risposte a istanze vitali che non arrivano mai, o che quando giungono sono piene di contraddizioni e di omissis. Si subiscono errori inconcepibili, come le gestioni errate dei documenti d’identità e dei cambi di generalità, che costringono a ricostruire da capo una vita già devastata, per poi vederla crollare di nuovo per inadempienze altrui.
Guardare i propri figli negli occhi e non avere più il coraggio di spiegare loro perché bisogna scappare per l’ennesima volta, perché occorre abbandonare di nuovo la casa, il lavoro, gli affetti e la scuola, è un dolore insopportabile. I nostri figli sono costretti a vivere di bugie e rinunce. Dover lottare o elemosinare un documento anche solo per andare a pregare sulla tomba di un genitore o per permettere a un figlio di celebrare un momento fondamentale della propria vita non è protezione: è un calvario irragionevole.
Come si può uscire da questo stallo quando le Istituzioni non rispondono al grido d’aiuto di un padre, di un uomo di Stato, di un cittadino che ha adempiuto al proprio dovere costituzionale?
Il silenzio della Presidente del Consiglio Meloni, del Sottosegretario Molteni e della Presidente della Commissione Antimafia Colosimo non è più tollerabile. La figura del testimone di giustizia non può e non deve essere annientata o dimenticata. Non si può permettere che, mentre la criminalità organizza le proprie trame, chi si è schierato dalla parte della legalità venga lasciato solo a pagare il prezzo più alto.
Questa non è una richiesta di carità, ma una pretesa inderogabile di dignità, sicurezza, rispetto e diritti.
Se devo morire per avere considerazione allora è solo questione di tempo, perché siamo stanchi di lottare per i nostri diritti per la nostra vita, quella che oggi giorni ci rovinate
Ciliberto Gennaro – Testimone di giustizia
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